Do What Thou Wilt - death SS - 1997
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Description
Band Death SS Titolo Do What Thou Wilt Etichetta Lucifer Rising Genere heavy-power metal Anno 1997 Durata 56 minuti Nazionalità Italia Contatti http://www.deathss.com
Assieme a "Panic" e "Humanomalies", questo "Do What Thou Wilt" rappresenta la fase discografica dei Death SS più discussa dai fans cosiddetti puristi, ortodossi e della prima ora. Già "Heavy Demnons" rappresentava un bel cambiamento rispetto al sound dei primi Death SS, ma tutto sommato un bell'album di massiccio power metal trova sempre il suo pubblico (anche se all'epoca il grunge imperversava falcidiando migliaia di metalkid), e l'audince accolse con favore le anthemiche invettive di Steve raccolte su quel disco. Ci vollerso 6 anni per avere un nuovo studio album, e "Do What Thou Wilt" creò più di una perplessità nel pubblico, spaccando detrattori e sostenitori della band in due. Il titolo stesso lascia presagire quanto gli insegnamenti magico-telemici di Sir Aleister Crowley giochino un ruolo sulle argomentazioni portate davanti dal vampiro tosco-pesarese. Dopo l'intro "The Awakening Of The Beast", è "The Phoenix Mass" a battezzare (in nome delle maestà infernali) gli ascoltatori, una fast song dal riffing ossessivo e reiterato e dal chorus, per la verità, non eccelso. Segue "Baron Samedi", che ha goduto nel tempo ben altre fortune almeno nei live set. Atmosfere tribal-voodoo e plumbea inquietudine. "Scarlet Woman" funge da trade union tra "Lilith"e la futura "Lady Of Babylon". "The Serpent Rainbow" apre un momento di riflessione sofferta, più o meno a metà del percorso. "Crowley's Law" dà una bella strigliata a chi temeva di appisolarsi, ricorrendo a sonorità fredde e cibernetiche, piuttosto moderniste (ma siamo sicuri che a Crowley sarebbe piaciuto il metalcore??). "Guardian Angel" incrocia le suggestioni metal di "Heavy Demons" con la nuova sensibilità avanguardista dei Death SS 1997. "The Shrine In The Gloom" è nuovamente una canzone drammatica e sospesa tra visioni lontane e arcani rituali, sulla falsariga di "The Serpent Rainbow". "The Way Of The Left Hand" è un bel brano, con un discreto tiro; "Liber Samekh" vive quasi in simbiosi con la song precedente, rappresentandone una ideale continuazione. Un album che mi è sempre parso interlocutorio all'interno della discografia dei Death SS. Con "Do What Thou Wilt" appare chiara la volontà di cambiare e scrollarsi di dosso etichette troppo facili, ma non risulta altrettanto chiara e delineata la direzione che la band intende intraprendere. Sebbene il platter risulti comunque interessante da un punto di vista lirico-filologico, non rappresenta il miglior episodio dei Death SS.
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